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Comunicati Stampa



26.08.15
UTI GIULIANA: PERCHÉ, SLOVENO A PARTE, È UN MALE PER TUTTI.
La polemica mediatica sulla nuova "Unione Territoriale Intercomunale Giuliana" verte sul nome sloveno sancito per Statuto. Ma l'aspetto negativo è un altro: su tutti, la "cessione di sovranità" di Trieste ai piccoli Comuni della cintura.
 
Non si tratta, come piacerebbe far passare, di una diatriba dal gusto retrò su di un nome mono o bi-lingue. La denominazione anche in sloveno, per Statuto, della Uti giuliana non l’ha voluta Cosolini: è stata imposta dai Comuni minori del Carso. Non rileva se per cogliere una ghiotta occasione di espansione linguistica o per mero consenso interno di sindaci eletti con voti determinanti della minoranza di lingua slovena. È fondamentale sottolineare, invece, che se Trieste non avesse acconsentito, lo Statuto dell’Uti non avrebbe avuto i numeri per venire approvato.

È tutto qui il segnale politico dei sindaci del Carso. Pesante. Oggi è su una questione di forma, domani riguarderà aspetti amministrativi sostanziali. Che non potranno venire decisi senza il consenso di Trieste, ma nemmeno senza quello dei partner infinitamente più piccoli. La vicenda dell’imposizione del nome (anche) sloveno è semplicemente la dimostrazione plastica dell’avvenuta “cessione di sovranità” di Trieste a vantaggio dei Comuni minori dell’ex Provincia.

Cosolini ha sbagliato ad adeguarsi per quieto vivere. Dipiazza, al suo posto, avrebbe ribaltato il tavolo, e non soltanto in senso metaforico.

Il peccato originale si chiama riforma Panontin. Che ha spazzato via 4 (quattro) Province per sostituirle con 18 (diciotto!) nuovi Enti territoriali. Una norma strampalata, già foriera di ricorsi, contestazioni, commissariamenti.

Lascia stupefatti la difesa d’ufficio delle Uti da parte del segretario regionale del Pd, Antonella Grim. Anche perché finge di non vedere la macroscopica contraddizione interna al proprio partito. Dove il senatore Francesco Russo, triestino del PD come la Grim, ha nel frattempo reintrodotto la possibilità per Trieste di dotarsi di un assetto da “Città Metropolitana”, al posto di questa Unione imposta dall’alto, claudicante, squilibrata.

La “Città Metropolitana” sarebbe un modello sicuramente più vantaggioso per Trieste e per l’area giuliana. Lo si capisce, se non altro, dal fatto che i Friulani ne sono preoccupati. Giustamente l’amico udinese Alessandro Colautti, in Consiglio regionale, chiede che il tema venga ridiscusso in Aula. Perché se Trieste ne dovesse uscire rafforzata – è il ragionamento – il Friuli non potrebbe rimanere frammentato in minuscole unioni intercomunali di scarso peso. Ha ragione: la via virtuosa sarebbe proprio un consolidamento amministrativo delle peculiarità giuliane e un pari assetto per l’area udinese. Non saremmo alle Province autonome – purtroppo – ma un po’ ci avvicineremmo.

Quella di Russo, di Colautti, ma anche di vasti ambienti trasversali a Trieste e Udine è tutt’altra visione, tutt’altro respiro. Ampio e lungimirante, rispetto alla miopia da strapaese che ha prodotto le Uti.

Il caso triestino – un unicum in Regione per macroscopicità del disequilibrio fra i Comuni che compongono l’Unione – dimostra, già con il primo passo formale, quale sarà il pessimo andamento di questo matrimonio poligamo. O Trieste riuscirà a esercitare la propria egemonia con il voto ponderale, ma a scapito degli interessi dei Comuni minori. O accadrà l’opposto, con il voto di maggioranza. Oppure, soprattutto se dovessero mutare gli equilibri politici dopo le prossime elezioni amministrative, l’Unione sarà ingessata dai veti.

E nessuna di queste opzioni porterà alcun beneficio per i cittadini di Trieste e dell’area giuliana.

Paolo Rovis
Capogruppo “Trieste Popolare”
Comune di Trieste



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12.04.2015

MOSCHEA, ROVIS (PDL): “INVOCARE LE RUSPE CONTRO QUALSIASI LUOGO DI CULTO È UN INSULTO ALLA STORIA DI TRIESTE.”

"Da150 anni la Mezzaluna sulla cupola della cappella ottomana si guarda con le Croci del cimitero cattolico, a pochi metri di distanza. Questa è l’immagine che rappresenta Trieste, altro che bulldozer e macerie leghiste."

“C’è ancora un centrodestra sano che condanna violenze e separatismi, rispettoso di ogni libertà e coerente con la straordinaria storia di Trieste. Una storia plurisecolare di popoli, etnie, culture e religioni diverse che hanno reso questa città un modello di proficua convivenza. Per tale motivo, chi paventa ruspe demolitrici contro un luogo di culto, di qualsiasi culto, insulta la storia di Trieste e l’anima stessa dei Triestini.” 

Paolo Rovis, capogruppo PDL in Comune di Trieste, segna una netta distanza dalle dichiarazioni del candidato sindaco della Lega Nord, Pierpaolo Roberti, il quale assicurava ieri che nel 2016 avrebbe mandato le ruspe a demolire un’ipotetica moschea cittadina.

“L’emulo locale di Salvini, già leader dei “Comunisti Padani”, crede di essersi candidato in qualche nebbioso paesotto rurale del bergamasco. Dove, forse, metodi e linguaggio della Lega Nord avrebbero qualche probabilità di attecchire. La civilissima Trieste, invece,” – ha aggiunto Rovis – “fa del rispetto, della cultura, dell’armonica convivenza i suoi tratti peculiari. Nessuna ruspa padana li riuscirà mai a demolire”.

“Ai 6mila Triestini di fede musulmana” – ha ricordato il capogruppo PDL – “di 27 nazionalità diverse stabilmente presenti e attivi nella nostra città, vanno garantite dignità, rispetto e libertà al pari di tutti gli altri nostri concittadini di ogni religione. Inclusa la libertà, se lo desiderano, di costruirsi un proprio luogo di culto che, peraltro, può costituire un efficace presidio contro le infiltrazioni di estremisti.” 

“E del resto,” - ha concluso Paolo Rovis – “una cappella mortuaria ottomana è presente in via Costalunga dal 1856: la cui Mezzaluna sulla cupola si guarda da oltre 150 anni con le Croci del cimitero cattolico, a pochi metri di distanza. Questa è l’immagine che rappresenta Trieste, altro che bulldozer e macerie leghiste”.


Il Piccolo, 12 aprile 2015.

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26.03.2015


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31.01.2015
PORTO VECCHIO: LA POSIZIONE E LE PROPOSTE DI NCD E UDC TRIESTE.

“Seguire il modello virtuoso già utilizzato per Cittavecchia: un nuovo Piano Urban per recuperare l'antico scalo, con fondi privati ed europei”.

LEGGI QUI DAL FILE PDF O INGRANDISCI LE IMMAGINI QUI SOTTO.



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29.01.2015

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28.01.2015
CONSIGLIO COMUNALE, ROVIS: “DESTRA E SINISTRA DIANO UN TAGLIO ALLE INUTILI POLEMICHE PERSONALI, I TRIESTINI CHIEDONO ALTRO.”
Rovis (capogruppo Pdl): “A destra, prima di attivare il “fuoco amico”, ci si chieda a chi giova”.


“Ovvio che la gente è schifata e non va più a votare. E perché dovrebbe farlo se anche la politica cittadina accende polemiche su questioni che nessuno capisce?”. È una critica bipartisan quella di Paolo Rovis, capogruppo del Popolo della Libertà in Comune, sulle scaramucce fra Consiglieri comunali che si susseguono da giorni sulla stampa.

“A sinistra troviamo esponenti di liste civiche che in Aula invitano a lavorare tutti assieme per il recupero di Porto Vecchio. Poi, quando i colleghi di Forza Italia accettano l’invito, scattano derisioni e accuse di incoerenza. Si decidano: vogliono lavorare per Trieste con l’apporto di tutti o l’obiettivo è gigioneggiare con polemicucce da cortile?”.

Ma non mancano le bacchettate anche a destra.

“Gli attacchi personali interni fra alcuni esponenti dell’opposizione di centrodestra certo non aiutano il ricompattamento tra forze alternative alla sinistra, giustamente auspicato da tanti Triestini.”

Polemiche che, peraltro, non hanno mai investito il gruppo guidato da Rovis, anche perché “in questi anni ci siamo concentrati esclusivamente sui temi che riguardano da vicino i nostri concittadini. Nessun sterile battibecco fra parenti.”

È anche, sostiene il capogruppo del Pdl “una questione di serietà e stile. Che, finora, ha permeato il gruppo nonostante le diverse scelte politiche dei singoli componenti, conseguenti lo smantellamento, a livello nazionale, del partito in cui siamo stati eletti”.

Non è infatti un mistero che Rovis faccia parte Ncd, mentre sia Manuela Declich che il neo-subentrato Giorgi, anch’essi eletti con il Pdl, si sono poi iscritti a Forza Italia, pur non aderendo ancora all’omonimo gruppo consiliare.

“Finora nessun problema politico, le radici sono le stesse. Ma è chiaro che nel gruppo va condivisa una linea di comportamento istituzionale.” Che, secondo Rovis, “dev’essere quella di continuare a costruire, non certo di sparare a tutto ciò che si muove. Consiglio a ognuno e a me per primo di porsi le domande: “ciò che sto facendo è quanto vogliono i cittadini? Ci aiuta a vincere le elezioni?” La risposte e, spero, le azioni conseguenti, verranno da sé”.



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28.01.2014



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31.12.2013



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08.12.2013


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18.06.2013

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07.11.2012


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08.07.2012