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Trieste: un altro Primo Maggio senza rispetto.




Trieste: un altro Primo Maggio senza rispetto.
Al corteo della Festa dei Lavoratori anche quest'anno vengono imposti e tollerati i simboli della dittatura di Tito. Che uccideva innocenti, che i lavoratori li spediva nei gulag.

1 maggio 2017

Primo Maggio, festa dei Lavoratori. Storicamente, della classe operaia, dei lavoratori delle fabbriche e dei campi.
"Erano duemila operai comunisti di Monfalcone, dei «duri e puri» già perseguitati da camicie nere e SS. Attraversarono il golfo per edificare con i compagni titini «il vero socialismo». Pochi mesi dopo l’arrivo, quando nel 1948 il maresciallo jugoslavo venne scomunicato dal Cominform e ruppe con Stalin, furono visti con sospetto da Belgrado, minacciati, e molti di loro sbattuti nel gulag di Goli Otok, sull’Isola Calva, o in altre prigioni in Bosnia Erzegovina, perché «non ortodossi». Subirono pestaggi e violenze, prima di tornare in Italia. Ma anche in patria quel destino «sbagliato» non cambiò: furono umiliati, emarginati e vessati, in quanto testimoni di un passato del quale il Pci ormai si vergognava."
Sul pennone di quei gulag, sventolava la bandiera della Iugoslavia di Tito.

"Le foibe sono cavità carsiche di origine naturale con un ingresso a strapiombo. È in quelle voragini dell'Istria e della Venezia Giulia che fra il 1943 e il 1947 sono gettati, vivi e morti, quasi diecimila italiani. La prima ondata di violenza esplode subito dopo la firma dell'armistizio dell'8 settembre 1943: in Istria e in Dalmazia i partigiani slavi torturano, massacrano, affamano e poi gettano nelle foibe circa un migliaio di persone. Li considerano 'nemici del popolo. La violenza aumenta nella primavera del 1945, quando la Iugoslavia occupa Trieste, Gorizia e l'Istria. Le truppe del Maresciallo Tito si scatenano contro gli italiani. A cadere dentro le foibe ci sono fascisti, cattolici, liberaldemocratici, socialisti, uomini di chiesa, donne, anziani e bambini."
Gli infoibatori sventolavano la bandiera della Iugoslavia di Tito.


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Nel 2017 a Trieste, lungo il corteo della Festa dei Lavoratori del 1° Maggio, sventola la bandiera della Iugoslavia di Tito.

È un'offesa e una violenza. Alla memoria degli operai perseguitati. Alla libertà di ogni lavoratore di poter celebrare il 1° Maggio senza vedersi esibita davanti al naso la bandiera sotto la quale un proprio familiare venne perseguitato, torturato, assassinato.

Chi lavora e chi il lavoro non lo trova, merita rispetto. Dov'è questo rispetto se gli vengono imposti simboli di una dittatura che dei lavoratori, delle famiglie, della semplice vita umana, calpestò ogni diritto?
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