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Stranieri in Italia: buon senso e regole prenderanno il posto di ostilità o lassismo?



Stranieri in Italia: buon senso e regole prenderanno finalmente il posto di ostilità o lassismo?
Tra politica e Cassazione inizia a farsi strada una linea di equilibrio e ragionevolezza che supera "buonismi" e "razzismi".

16 maggio 2017

In principio fu Serracchiani. Dopo un fatto di violenza sessuale a Trieste, presumibilmente a opera di un irakeno richiedente asilo, la presidente del Friuli Venezia Giulia affermò che un delitto grave è sempre un delitto grave, ma se viene commesso da qualcuno che riceve assistenza e aiuto, ci si rimane ancor più male. E, comunque, i pochi che delinquono non possono godere di accoglienza.
Un concetto semplice, umano, che appartiene alla coscienza di tutti. Diremmo che si tratta di un'ovvietà.

Ieri, la Corte di Cassazione ha definitivamente condannato un indiano Sikh, regolarmente residente in Italia, per aver portato in luoghi pubblici, appeso alla cintola, un pugnale piuttosto vistoso e illegale, con la lama di 20 cm. (il tradizionale kirpan). Ribaltata la precedente sentenza di assoluzione - motivata dal fatto che si tratta di un oggetto rituale legato alla propria religione - la Cassazione ha inteso affermare anche il principio generale che alcune usanze, seppure lecite nei Paesi di origine, in Italia devono conformarsi ai nostri valori (giuridici). 
Anche qui: un concetto semplice, umano, che appartiene alla coscienza di tutti. Diremmo che si tratta di un'ovvietà.

Eppure sono fioccate le indignazioni. Si badi bene: non da parte delle comunità straniere, ma da italianissimi cittadini pronti a farcire due concetti semplici e universali con l'ingrediente del razzismo. Così dimostrando inconsapevolmente un'inquietante verità: i veri razzisti sono loro. Perché nessuno, dall'altra parte e in entrambi i casi citati, ne fa una questione di razza, ma solo di comportamento. Valida, quindi, per chiunque.

La Cassazione, ben lungi dal mettere in discussione la libertà di espressione religiosa garantita dall'art. 19 della Costituzione, certifica perciò che ogni libertà deve svilupparsi entro le leggi dello Stato. E girare armati di coltello, ancorché si tratti di un oggetto legato a tradizioni religiose, è fuori dalle nostre leggi.

Gli atteggiamenti di difesa preconcetta dello "straniero", inoltre, provocano danni alle stesse comunità che si intenderebbe difendere.

Talvolta viene superficialmente puntato il dito contro gli islamici, accusandoli di voler sopprimere tradizioni e simboli appartenenti alla civiltà cristiana. Ma le notizie vanno lette bene. Quando in qualche scuola si propone di occultare i simboli del Natale, ad esempio, i promotori non sono mai stranieri. Sono autoctoni che spontaneamente, diremmo per eccesso di zelo, vorrebbero rimuovere ciò che secondo loro può dar fastidio ad altri. Le reazioni che conseguono alimentano antipatie verso i fedeli di un'altra religione i quali, però, mai si sono avventurati a pretendere alcunché.

E gli esempi potrebbero continuare.

Ritengo perciò di sottoscrivere quanto affermato dalla Corte di Cassazione - in linea con la logica e il giusto sentire comune e con le leggi, - laddove ricorda che “la società multietnica è una necessità” che però “non può portare alla formazione di arcipelaghi culturali confliggenti a seconda delle etnie che la compongono”.

E, soprattutto, “l’integrazione non impone l’abbandono della cultura di origine” - valorizzata come pluralismo sociale dall'art. 2 della Costituzione - ma c'è un limite, correttamente rappresentato dal “rispetto dei diritti umani e della civiltà giuridica della società ospitante”.

Pochi, semplici concetti che, se assimilati, svuoterebbero le curve ultras dei "buonisti" e dei "razzisti" e farebbero fare a tutti un deciso passo avanti verso una normale ragionevolezza.
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