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martedì 8 aprile 2014

TRIESTE, TAVOLI E SEDIE DEI BAR: ECCO TUTTI I NUOVI ASSURDI DIVIETI.

Trieste, tavolini all'aperto in piazza Unità d'Italia.
La necessità di un regolamento “Dehors” nacque una decina d’anni fa. Si trattava di dare risposta a una legittima richiesta di molti baristi e ristoratori: poter installare coperture sugli spazi antistanti i propri locali, così da poter fruire di un maggior numero di posti a sedere non solo nei mesi estivi, ma anche d'inverno. Avrebbe significato più lavoro e, quindi, più occupati – soprattutto giovani - nel settore.

Si susseguirono varie bozze di un regolamento non semplice da produrre. Si dovevano conciliare, infatti, le esigenze pratiche dei gestori con quelle di tutela dell’ambiente e del paesaggio, scongiurando il rischio di trasformare le vie del centro storico in una baraccopoli. Finì che non se ne fece nulla, fondamentalmente a causa della diversità di vedute tra il Comune e la Soprintendenza.

Il Regolamento approvato ieri non ha nulla a che fare con i “Dehors” come intesi e sollecitati all’epoca. Si limita a imporre norme sugli arredi già impiegati dai pubblici esercizi per far accomodare all’aperto i propri clienti: tavoli, sedie, ombrelloni. Vediamo come.

I divieti assurdi. Innanzitutto c’è il colore. Al bando qualsiasi arredo di colore diverso dal grigio scuro. Le tinte chiare, pur eleganti e diffuse, vanno rottamate. 
Proibito delimitare i propri spazi esterni con pannellature, ancorché trasparenti. La soluzione sarebbe stata per nulla invasiva e particolarmente utile per gli avventori nella città della Bora. Ma non si può. 
Divieto totale anche per le pedane: non possono venire posizionate nemmeno in presenza di pavimentazioni sconnesse o in pendenza. Con buona pace dei disabili che potranno trovarsi in difficoltà e del cliente che potrebbe ribaltarsi dalla sedia se la gamba di questa dovesse infilarsi, ad esempio, tra le fughe dei masegni.
Abbiamo scoperto anche che i fiori deturpano le bellezze architettoniche di Trieste. Infatti non sono ammesse fioriere, di alcun tipo. 
Pure le piccole comodità vengono abolite: i divanetti vadano al rogo, una rigida sedia basta e avanza per il dissoluto avventore del bar.

I danni economici. Chi ha investito, magari poco tempo fa, migliaia di euro per i propri arredi esterni, dovrà rifare la spesa se questi non corrispondono ai bulgari dettami del Regolamento. Ammesso che abbia i soldi per farlo, fatto tutt’altro che scontato in periodo di grave crisi economica. I costi ricadranno inevitabilmente sul cliente, Triestino o turista che sia. Deprimendo ulteriormente il settore. 
Oppure il gestore si farà due conti e giungerà alla conclusione che la somma della tassa per l’occupazione del suolo pubblico e del costo degli arredi da sostituire sia finanziariamente insostenibile. Rinuncerà così allo spazio esterno: minor servizio, minori sbocchi occupazionali, meno introiti per il Comune.

La “tassa”: 1 milione di euro in più. I 430 gestori triestini che vogliano mantenere l’attività sullo spazio esterno al locale dovranno presentare un progetto. In tutti i casi. Anche se l’arredo si risolve in due tavoli, otto sedie e un ombrellone, anche se le suppellettili sono esattamente quelle che il Regolamento prevede e assente. Il progetto dovrà venire redatto e vidimato da un professionista abilitato. Costo medio oltre 2mila euro. Che moltiplicati per 430 attività di pubblico esercizio e aggiunto qualche extra, fanno circa 1 milione di euro da sganciare. Immotivatamente. E in aggiunta alla spesa per gli arredi e alla tassa per l’occupazione del pubblico selciato.

Poca chiarezza. Si aggiunga che non c’è chiarezza sui tempi entro i quali adeguarsi alle vessatorie disposizioni e nessuna certezza che i progetti presentati trovino parere favorevole dalla Soprintendenza.

Che bisogno c’era di accanirsi in questo modo su una categoria di piccoli imprenditori che già fa fatica, come tutti, a lavorare e pagare pesanti, quotidiani balzelli?

Si comprenderebbe il “giro di vite” se Trieste fosse ridotta a un patchwork di materiali e tessuti indecorosi. Ma gli arredi esterni dei locali sono quasi sempre eleganti, sobri, adatti ai luoghi. Merito del buon gusto medio dei gestori che sanno bene, peraltro, come un’offerta esteticamente gradevole e strutturalmente accogliente favorisca lavoro e ricavi.

La Giunta comunale dichiara che è stata costretta ad accettare i diktat della Soprintendenza. Lo stesso affermano i Consiglieri del centrosinistra che però, pur riconoscendo l’assurdità di certe prescrizioni, hanno votato favorevolmente al Regolamento.

Io ho proposto modifiche per sanare quelle parti che contrastano anche solo con il semplice buon senso (le trovate nelle immagini qui sotto). Nulla da fare. Come a nulla è purtroppo valso il mio voto negativo, unitamente a quello di altri, pochi, colleghi: il Regolamento entra in vigore così com’è.

Ha vinto la peggiore burocrazia, ha perso la buona politica espressa direttamente dai cittadini. E, con essa, ne esce sconfitta una città che ha sempre rispettato e valorizzato la propria bellezza e una categoria di piccoli imprenditori che si vede aggiungere un’altra vessazione, economica e burocratica, del tutto incomprensibile.

Consentire poltroncine e divanetti: niente da fare.

Consentire pedane, pannelli trasparenti e fioriere: niente da fare.

Procrastinare entrata in vigore per dar tempo ai gestori di adeguarsi: niente da fare.

Evitare spesa e presentazione progetto se arredi conformi a regolamento: niente da fare.

martedì 25 febbraio 2014

LE RAGIONI (AMMINISTRATIVE) PER DIRE NO ALLE "DAT" GESTITE DAI COMUNI.

Comune di Trieste, sala del Consiglio.
Che cosa devono fare i Comuni? Amministrare. Che significa una serie di attività e funzioni, attribuite da leggi. Nulla di meno, nulla di più. Un Comune deve asfaltare i marciapiedi, tenere pulita la città e non può occuparsi di ospedali, ad esempio. Deve garantire l'assistenza sociale, assegnare licenze, fare il piano regolatore. Ma non può emanare leggi: le deve semplicemente osservare e applicare.

Alla giunta Cosolini (PD) che amministra il Comune di Trieste non sembrano bastare, invece, i già impegnativi compiti che la legge le attribuisce. Va oltre, deliberando sulle "Dichiarazioni Anticipate di Trattamento". Un tema sensibile e controverso sul quale, finora, il Parlamento non ha ritenuto di legiferare.

L'assenza di normativa specifica, di esclusiva competenza dello Stato, non consente ovviamente ad altri, tantomeno a semplici organi amministrativi, di sostituirsi al legislatore e fare un po' come gli pare.

L'ha ricordato a tutti una nota del 2010, redatta da ben tre Ministeri: Lavoro e Politiche Sociali, Salute, Interno. Ne riporto qui integralmente il testo, evidenziando il fatto che "si potrebbe ipotizzare, nel caso in cui si intenda dar comunque corso ad iniziative del genere, un uso distorto di risorse umane e finanziarie, con eventuali possibili responsabilità di chi se ne sia fatto promotore."

Tanto basta affinché un pubblico amministratore, eletto dai cittadini per contribuire a gestire servizi e denari della collettività, si opponga a una delibera che contrasta con i principi di buona, attenta e utile amministrazione.

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Oggetto: Registri per la raccolta delle dichiarazioni anticipate di trattamento.

Sono pervenute a questi Ministeri alcune richieste di parere, formulate dai Comuni, relativamente alla possibilità che gli stessi possano istituire appositi registri destinati alla raccolta delle dichiarazioni anticipate di volontà, per i trattamenti medici che ciascun cittadino intenda ricevere o rifiutare nelle situazioni in cui perda la capacità di esprimere una propria volontà.

In linea generale, occorre considerare che la materia del “fine vita” rientra nell’esclusiva competenza del legislatore nazionale e non risulta da questi regolata. L’intervento del Comune in questi ambiti appare pertanto esorbitante rispetto alle competenze proprie dell’ente locale e si traduce in provvedimenti privi di effetti giuridici.

I registri istituiti presso pubbliche amministrazioni rispondono alla preminente finalità di attribuire certezza giuridica a specifiche situazioni (provenienza e data di deposito di un determinato documento, dati identificativi di una persona, ecc.).

Il compito di disciplinare la materia delle certezze giuridiche, implicando rilevanti effetti che possono anche condizionare l’esercizio di diritti fondamentali, è sempre stato riservato allo Stato, al quale spetta di stabilire quali siano gli effetti probatori degli atti conservati da pubblici ufficiali (si vedano, ad esempio, gli articoli da 449 a 455 del codice civile per quanto riguarda gli atti di stato civile).

Tale attribuzione è stata confermata dall’articolo 117 della Costituzione, il quale assegna alla competenza legislativa esclusiva dello Stato in via generale l’ordinamento civile e specificatamente le materie,tra l’altro, di stato civile e anagrafi.

In questo settore il Comune, secondo quanto previsto dall’articolo 14 del D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 gestisce, per conto dello Stato e tramite il Sindaco, nella sua qualità di ufficiale di governo, solo i servizi elettorali, di stato civile e di anagrafe. Viene poi precisato dall’ultimo comma di detto articolo che “ulteriori funzioni amministrative per servizi di competenza statale possono essere affidate ai comuni dalla legge che regola anche i relativi rapporti finanziari, assicurando le risorse necessarie”.

Come sopra già evidenziato nessuna norma di legge abilita il Comune a gestire il servizio relativo alle dichiarazioni anticipate di trattamento.

In tali materie una legge dello Stato è poi particolarmente necessaria perché vengono implicate anche altre materie come la tutela della salute, della famiglia e della privacy, nell’ambito delle quali il Comune non può certamente agire in assenza di una disciplina statale che ponga principi e definisca la competenze di vari soggetti pubblici coinvolti.

Inoltre, lo stesso articolo 117 della Costituzione, al comma secondo, lett. p), riconosce la legislazione esclusiva dello Stato in materia di legislazione elettorale, organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane. In questa prospettiva risulta evidente che le funzioni amministrative attinenti alle dichiarazioni anticipate di volontà, che investono la sfera personale dell’individuo, sono materie riservate alla competenza del legislatore nazionale.

Pertanto, alla luce delle predette considerazioni, non si rinvengono elementi idonei a ritenere legittime le iniziative volte alla introduzione dei registri per le dichiarazioni anticipate di trattamento. In tale quadro si potrebbe, anzi, ipotizzare, nel caso in cui si intenda dar comunque corso ad iniziative del genere, un uso distorto di risorse umane e finanziarie, con eventuali possibili responsabilità di chi se ne sia fatto promotore.

Roma, 19 novembre 2010

lunedì 24 febbraio 2014

TRIESTE, SERRACCHIANI BLOCCA IL PIANO REGOLATORE DEL PORTO.

Debora Serracchiani (PD), governatore del Friuli Venezia Giulia.
Trieste, Piano Regolatore del Porto bloccato dalla Regione.
SERRACCHIANI CONTRO COSOLINI, BASSA POROPAT, NESLADEK.
E CONTRO IL NOSTRO PORTO.
La Via/Vas contestata dalla Regione ottenne consenso unanime degli Enti locali appena tre mesi fa.

Sconcerta la bocciatura da parte della Regione al PRP del Porto di Trieste. 
Per tre ordini di motivi.

Il primo attiene al blocco imposto alle attività di sviluppo del nostro Scalo portuale, impossibili da portare avanti senza un Piano approvato. Chi si chiede "chi è che blocca il Porto di Trieste" ora ha una risposta netta e lampante. 
Peraltro, uno stop che contrasta con gli inviti a "fare presto" reiterati dalla stessa Regione in Comitato Portuale e che assume perciò contingenti connotati politici. Argomentazioni tecniche sono infatti competenza del Ministero, non della Regione.

Il secondo aspetto riguarda il "NO" al rigassificatore di Zaule. Unanimemente espresso da tutti gli Enti territoriali, dall'AP retta da Monassi e dalla Regione all'epoca della giunta Tondo. Il contestato impianto potrebbe infatti tornare in pista per mano di Serracchiani, attraverso le ridiscussione da questa imposta al documento pianificatorio del Porto.

Il terzo motivo è forse il più eclatante. Lo Studio di impatto ambientale e la Via/Vas sono stati APPROVATI all'unanimità dai Comuni di Trieste e Muggia e dalla Provincia di Trieste solo tre mesi fa. Compattamente favorevoli tutte le forze politiche e personalmente Cosolini, Bassa Poropat, Nesladek.
Serracchiani si pone perciò in collisione diretta con tutti gli Enti elettivi locali e smentisce seccamente i suoi stessi compagni di partito che ricoprono ruoli istituzionali.

A subire le nefaste conseguenze dell'inaudito atteggiamento della Regione retta dal centrosinistra saranno gli interessi di Trieste, del suo Porto e degli operatori che vi lavorano.

C'è chi inopinatamente chiese le dimissioni di Monassi, "rea" di aver svolto con scrupolo il proprio dovere nell'interesse della collettività. 
Vi sarà ora medesima richiesta da parte di Cosolini, Bassa Poropat, Nesladek nei confronti di Serracchiani che fa coriandoli degli atti da loro stessi approvati e riporta il PRP nella stagnante palude da cui, con grande responsabilità, tutta la politica locale l'aveva fatto uscire?

giovedì 13 febbraio 2014

TRIESTE, "CASO" VENDITTI: I FATTI, LA RISPOSTA DEL CANTAUTORE E LA MIA REPLICA.

L'intervento di Antonello Venditti su Facebook a seguito delle polemiche sollevate dal mio post
(vedi immagine in fondo alla pagina).

Caro Antonello,

ho sollevato io il “caso” con un mio post su Facebook. Mi sembra perciò opportuna una risposta al tuo intervento qui sopra, dove fornisci precisazioni.

Sono anch’io un Italiano libero. Ho assistito al tuo spettacolo a Trieste - la mia città - e, liberamente, ho espresso apprezzamento, critica, disappunto. Con pacatezza, come si può constatare dal testo che riporto qui e in calce. Non ho seguito alcuna “lurida legge” se non quella che mi consente di dire pubblicamente ciò che penso. E che, spero concorderemo, è tutt’altro che lurida.

La citazione delle Foibe è stata, quanto meno, inutile. Se non volevi parlarne, a che serviva farne riferimento? Il taglio e il tono della frase, a parere mio e di tanti altri, è stato quello che si usa per accantonare questioni di minore importanza. Infatti in sala è calato un gelido silenzio. Credo te ne sia accorto.

Immagino eri a conoscenza che, solo poche settimane prima di te, su quello stesso palco del Teatro Rossetti, Simone Cristicchi andava in scena davanti a una marea di spettatori con la prima nazionale di “Magazzino 18”. Esodo e Foibe finalmente raccontati, spiegati, denunciati. 

Finì con il pubblico in piedi a profondersi in un applauso che non finiva mai. Occhi lucidi, groppi in gola, bandiere tricolori alzate dalla platea. Fu liberazione, gratitudine, amore. Hai una sensibilità sviluppata, credo tu capisca cosa intendo. E no, non siamo stufi di sentirne parlare: abbiamo appena cominciato a farlo per davvero.

Poi, non lo so se c’erano fascisti in sala durante il tuo “Ritorno al Futuro”. A differenza tua - “speriamo di no”, dicevi – io spererei di si. Insieme a comunisti, democristiani, agnostici, grillini, etero, gay, ingegneri, studenti, pittori, casalinghe, credenti, atei. Perché io non frappongo barriere verso nessuno. Sono un Italiano libero, io. Liberamente ero lì per ascoltare la tua musica, come tutti gli altri. Senza chiedermi come la pensasse politicamente chi siede vicino a me in un teatro. Credo di non essere stato il solo: la tua battuta è andata a vuoto. C’hai aggiunto la pausa sospensiva, quella che si usa per favorire l’applauso. Hai ottenuto, anche stavolta, fredda indifferenza.

Potrei pensare male: l’hai fatto apposta, sperando scoppiasse il casino. Il noto principio del “bene o male, purché se ne parli”. Ma potresti pensare lo stesso tu di me. Quindi azzeriamo i sospetti.

Rimane la tua musica. Quella che ha accompagnato la mia adolescenza. Potrei riascoltare i tuoi brani sia tirando fuori dalla sua busta un 45 giri, sia selezionando un mp3 sul touch-screen. Perché la tua musica ha attraversato epoche e anime. Portala ancora nelle piazze e nei teatri. Porta la tua arte ai tantissimi che l’amano. Ma non calare barriere. Lì, sotto il tuo palco, fuori dai riflettori, ci sono vite diverse. Ognuna con una sua fantastica storia. Che va rispettata.

Paolo Rovis
Italiano e Triestino. Libero.



Il post originale, pubblicato dopo aver assistito allo spettacolo.


martedì 11 febbraio 2014

TRIESTE È IL PRIMO PORTO D'ITALIA E SUPERA GENOVA.


TRIESTE È IL PRIMO PORTO D'ITALIA E SUPERA GENOVA
Nel 2013 il volume di merci aumentato del 15%
Il porto di Trieste è anche il decimo tra i primi venti europei

Nel 2013 Trieste è stato il primo porto in Italia in termini di volume complessivo di merci in transito, con circa 56 milioni di tonnellate (+15,11%), e il decimo tra i primi 20 grandi porti d’Europa. Lo rende noto l’ Autorità Portuale di Trieste. 

Secondo è il Porto di Genova, con 49,5 mln (-3,7%). Nell’anno appena passato le attività del Porto hanno fatto registrare tutti segni più: il traffico marittimo è aumentato dell’11,48% rispetto al 2012, i veicoli su ferry sono stati oltre 270 mila, esattamente il 45,46% in più rispetto ai dodici mesi precedenti.

Nuovi scambi, nuove assunzioni: la società che gestisce il porto ha assunto - nel 2013 - 15 persone, con un aumento del 15% rispetto al 2012; in tutto le persone che sono impiegate nella struttura sono 600. Specificamente, la voce merceologica di maggior rilievo per merci in transito è il petrolio, che `vale´ 41,3 milioni di tonnellate (+18%). Da segnalare anche un altro risultato significativo: la percentuale di crescita del numero di Teu, che dal 2010 al 2013 è stata del 63% (+11,49% sul 2012). Nel 2013 sono stati movimentati 458 mila Teu.

(Corriere della Sera, 10 febbraio 2014)

venerdì 7 febbraio 2014

FERRIERA-PORTO, AVEVA RAGIONE MONASSI, AVEVA RAGIONE NCD: L'ACCORDO È DA MODIFICARE.



Tutti i Ministeri recepiscono le obiezioni avanzate dal'Autorità Portuale di Trieste, unico Ente a non aver firmato l'Accordo di Programma dopo avere rilevato alcuni passaggi che avrebbero potuto compromettere l'operatività e la stabilità finanziaria del nostro Porto e l'avvio della realizzazione della Piattaforma Logistica.

La conferma in una riunione tecnica tenutasi a Roma ieri pomeriggio e in una nota ufficiale inviata in oggi in serata dal MIT.

Grazie all'attenta analisi dell'Autorità Portuale, alla ferma determinazione della presidente Monassi e alla correttezza del ministro Lupi sono stati evitati pesanti danni al Porto e a Trieste.


Chi lanciava strali contro la presidente del Porto, arrivando perfino a chiederne le dimissioni, dimostri un minimo di onestà intellettuale: ringrazi e chieda scusa. A lei e ai Triestini.


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Qui sotto, la nota stampa inviata il 5 febbraio scorso.


ADP FERRIERA: POSIZIONE AUTORITA’ PORTUALE CORRETTA, A TUTELA DI OPERATIVITA’ E INVESTIMENTI DEL PORTO DI TRIESTE.

Sull'ADP Ferriera l'Autorità portuale ha assunto una posizione corretta, scrupolosa e attenta. A tutela del nostro Porto. È stato facile per Comune e Provincia sottoscrivere un accordo che non attribuisce alcun onere in capo ai due Enti. Chi invece, in assenza di precisi chiarimenti, rischiava di rimanere con il cerino in mano - leggi possibili, pesanti e imprevisti costi da sostenere - è solo il Porto di Trieste.

Importi per milioni di euro che, se impiegati per attività di bonifiche e ripristino conseguenti ad attività private, potrebbero mandare in dissesto il bilancio dell'Autorità Portuale o, in alternativa, sottrarre ingenti risorse ai servizi e agli investimenti del Porto di Trieste.

Ancora: le imprecisioni del testo dell'ADP potrebbero, se non chiarite, portare a infiniti contenziosi con conseguente blocco della realizzazione della nuova Piattaforma logistica.
Possibili criticità molto forti, sulle quali dovrebbe essere interesse di tutti, non solo dell'AP, ottenere massima chiarezza.

E proprio perché gli interessi del Porto coincidono con gli interessi di Trieste e dell'intera Regione, dagli Enti locali firmatari ci si sarebbero aspettate parole di apprezzamento per l'attenzione con cui l'Authority sta tutelando l'operatività del più strategico motore economico triestino.

Abbiamo assistito invece a una penosa strumentalizzazione, tutta politica, da parte della sinistra: dal Comune di Trieste fino al Senato, da dove Francesco Russo lancia strali e richieste di dimissioni nell'ambito di una battaglia che è tutta personale e partitica, incurante dei danni veri che può causare a Trieste.

Risolvere il problema ambientale della Ferriera di Servola è nella volontà di tutti. La strada dev'essere però chiara ed esente da ostacoli giuridici e amministrativi.
Abbiamo già avuto sufficiente esperienza con gli Accordi di Programma - 15 versioni! - del SIN. Risultato: dopo 13 anni non c'è ancora nulla di concretamente definito e le nostre Zone industriali rimangono sostanzialmente e drammaticamente interdette a nuovi insediamenti produttivi.

Al rigoroso operato dell'Autorità Portuale, impegnata a rimuovere le possibili problematicità che potrebbero danneggiare lo sviluppo del nostro Porto, vanno il nostro sostegno e apprezzamento. Che ci aspetteremmo condivisi da chiunque abbia a cuore le sorti di Trieste.

5 febbraio 2014 

Paolo Rovis 
Referente provinciale
Nuovo Centrodestra Trieste 


venerdì 24 gennaio 2014

NUOVO CENTRODESTRA TRIESTE: "VITA NUOVA" INTERVISTA PAOLO ROVIS.

L'intervista a Paolo Rovis (NCD) realizzata da Francesco La Bella e pubblicata sul numero uscito oggi del settimanale "Vita Nuova", organo di informazione della Diocesi triestina.
Trovate il giornale in edicola a solo 1 euro, mentre per leggere l'intervista basta cliccare sulla foto per ingrandire. Buona lettura!



mercoledì 8 gennaio 2014

PARCHEGGIO GRATIS AL SABATO? APPENA SEI MESI FA LE LISTE CIVICHE DI SINISTRA VOTARONO CONTRO.

La proposta dei "Civici": TS Cambia e Cittadini ne bocciarono una
con gli stessi contenuti appena sei mesi fa.

PARCHEGGIO GRATIS AL SABATO? APPENA SEI MESI FA LE LISTE CIVICHE DI SINISTRA VOTARONO CONTRO.

Paolo Rovis: “Ravvedimento tardivo: ben venga, ma servono misure permanenti altrimenti è solo uno spot che non produce risultati concreti”
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Quattro emendamenti al Piano Urbano del Traffico, presentati e votati nel giugno scorso. Tutti con la medesima proposta: dare una mano al commercio del centro storico – e dei rioni – introducendo la gratuità dei parcheggi sulle strisce blu al sabato. Per l’intera giornata o, almeno, durante i pomeriggi quando la possibilità di catturare potenziali acquirenti locali e stranieri è più elevata.

A proporli fu Paolo Rovis, oggi capogruppo Pdl/Ncd in Comune di Trieste.

Non se ne fece nulla, a causa del voto contrario della maggioranza di sinistra in Comune, liste civiche comprese. Per questo oggi lo stesso Rovis parla di ravvedimento operoso, seppur tardivo, di chi appena sei mesi fa si espresse del tutto negativamente.

“Raccontano di essere liste civiche e di entrare nel merito dei problemi” – attacca Paolo Rovis – “ma nei fatti agiscono come la peggior politica: votano non a seconda delle proposte, ma in base alla loro provenienza. Salvo poi contraddirsi. Va tuttavia accolta con favore la direzione, annunciata ieri, di una temporanea gratuità dei parcheggi “blu” al sabato. Contano, appunto, le azioni tese a supportare le imprese triestine, anche se fa trasecolare che a lanciarle siano gli stessi che le bocciarono  – Trieste Cambia e Cittadini, UATS invece si espresse a favore - quando si discusse in Aula del Piano del Traffico”.

Ma secondo Paolo Rovis non bastano misure estemporanee, limitate al periodo dei saldi. “Ok il buon proposito, ma per garantire attrattività alla rete commerciale triestina servono provvedimenti strutturali. Bisogna dare certezze e continuità ai potenziali acquirenti, soprattutto a quelli stranieri, che devono poter partire da casa senza porsi il dubbio se sia il sabato “giusto” o meno. Per questo la mia proposta rimane per una soluzione permanente: parcheggi gratis magari solo al sabato pomeriggio, ma per un anno intero. Poi se ne valuterà l'efficacia.”

Anche perché, conclude Rovis, “un provvedimento deciso oggi per domani non consente di pubblicizzarlo adeguatamente, soprattutto nel resto della regione e all’estero, con il rischio concreto che si tramuti solo in un annuncio propagandistico con scarsissime ricadute in termini di aumento della clientela per le attività commerciali”.

L'emendamento al PGTU del giugno dell'anno scorso: bocciato dalla sinistra.

venerdì 22 novembre 2013

TRIESTE: I RAPPRESENTANTI DEL “NUOVO CENTRODESTRA” NEGLI ENTI LOCALI.

Claudio Grizon, Paolo Rovis, Paolo Prodan,
capigruppo Provincia di Trieste, Comune di Trieste, Comune di Muggia.

Comune e Provincia di Trieste, Comune di Muggia, Circoscrizioni di Trieste: un primo gruppo di persone, da tempo proficuamente impegnate a favore di cittadini, famiglie, imprese del nostro territorio, aderiscono al progetto di rinnovamento di Angelino Alfano.

Paolo Rovis: "Vogliamo essere la vitamina rasserenante di un centrodestra diventato un po' anemico e litigioso. Oggi vanno di moda i movimenti "nati dal basso". Ebbene, noi siamo invece fieri di nascere dall'alto. Cioè dal voto di preferenza, espresso direttamente dai cittadini. E per la politica nulla può stare più in alto dei cittadini".

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Ad appena una settimana dal “lancio” nazionale, si sta già formando la squadra che comporrà il Nuovo Centrodestra nelle Istituzioni del territorio di Trieste. Un primo nucleo non definitivo ma attivo a includere e quindi destinato a crescere, secondo gli auspici dei promotori locali, Paolo Rovis e Claudio Grizon.

La presentazione alla stampa si è svolta oggi pomeriggio, nella sala conferenze dell’Hotel Vis a Vis di Trieste.

Non è la presentazione di un partito, ma di persone, perché “per noi sono le persone che contano, con i propri valori e con il proprio impegno diretto e costante a favore di cittadini, famiglie, imprese del nostro territorio. Simboli e bandiere servono a rappresentare un movimento, ma sono nulla se non vengono sorretti da donne e uomini che mettono faccia, lavoro, competenza al servizio della comunità, esattamente come fanno da sempre i nostri aderenti che ricoprono ruoli istituzionali grazie al consenso diretto dei cittadini” ha specificato Paolo Rovis, capogruppo nel Comune di Trieste.

“Ci siamo dati il compito di includere e collaborare, collegialmente fra noi e insieme alle altre forze politiche del centrodestra, per favorire la ricostituzione di una coalizione elettoralmente competitiva, in grado di riprendere la guida degli Enti locali. Siamo un gruppo motivato che vuole crescere e far crescere quei giovani – e qui ne abbiamo tanti – che intendono impegnarsi per la collettività” - ha aggiunto Claudio Grizon, capogruppo in Provincia di Trieste.

Idee chiare anche per Paolo Prodan, già candidato sindaco e capogruppo a Muggia: “Un’attività, la nostra, di costante attenzione e presenza a Muggia, fra la gente e in Comune dove l’opposizione alla giunta Nesladek è puntuale e propositiva. Siamo convinti che il Nuovo Centrodestra possa aggregare più efficacemente realtà del nostro territorio che si riconoscono nei nostri valori di riferimento, per costruire una forte alternativa al centrosinistra attualmente alla guida la città”.

Il NUOVO CENTRODESTRA come elemento di raccordo e unione, è stato detto, ma anche “una finestra e una porta che si aprono nella casa del centrodestra: la prima per far girare un po’ d’aria fresca e frizzante, la seconda per accogliere persone di buona volontà che intendano partecipare attivamente alla costruzione di un progetto concreto, nazionale e territoriale, di ispirazione liberale, riformista, cristiana, popolare, saldamente ancorato ai valori tradizionali del centrodestra italiano ed europeo”.

E, ancora, un NUOVO CENTRODESTRA davvero inclusivo e partecipativo, rinnovato anche nei metodi, che promuova primarie di coalizione aperte e per tutti i livelli, partecipazione vera degli iscritti, restituzione ai cittadini del diritto di scegliersi gli eletti in ambito nazionale, valorizzazione del consenso popolare.

Ecco i nomi dei primi eletti negli Enti che aderiscono al NUOVO CENTRODESTRA di Trieste:

Paolo Rovis, 1963, attuale capogruppo PDL Comune di Trieste
Claudio Grizon, 1965, attuale capogruppo PDL Provincia di Trieste
Paolo Prodan, 1967, attuale capogruppo PDL Comune di Muggia
Christian Gretti, 1975, attuale consigliere Comune di Muggia
Nicola Delconte, 1975, attuale consigliere Comune di Muggia
Stefano Bizjak, 1980, attuale capogruppo PDL II Circoscrizione Trieste
Lucrezia Chermaz, 1991, attuale capogruppo PDL III Circoscrizione Trieste
Christian Puntaferro, 1974, attuale consigliere PDL V Circoscrizione Trieste
Barbara Odorico Zuccato, 1971, attuale capogruppo PDL VI Circoscrizione Trieste
Francesco Bettio, 1975, presidente VII Circoscrizione Trieste