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mercoledì 20 agosto 2014

"MESSAGGIO ALL'AMERICA": ISIS DECAPITA UN GIORNALISTA STATUNITENSE. [VIDEO]


La barbarie degli jihadisti non conosce limiti e la guerra con gli Stati Uniti è totale. Lo Stato islamico in Iraq e nel Levante (Isis) ha annunciato di aver decapitato un giornalista statunitense scomparso in Siria oltre un anno fa, James Foley, e ha postato su internet un video, dal titolo "messaggio all'America", in cui apparentemente se ne vede la decapitazione.

Foley, un freelance che ha realizzato molti reportage per l'Afp e numerosi altri media, era stato rapito nel nord-ovest della Siria il 22 novembre 2012.

Un video e una minaccia, una sfida rivolta direttamente al presidente Obama.

Nelle immagini si vede Foley in ginocchio con una tuta arancione con alle spalle un uomo vestito di nero. Poi si vede il giornalista che parla contro la guerra in Iraq e "la recente campagna aerea". 

E ancora, il terrorista che in inglese dice: "questo è James Foley, un cittadino americano... i vostri attacchi hanno causato perdite e morte tra i musulmani... non combattete più contro una rivolta, noi siamo uno stato, che è stato accettato da un gran numero di musulmani in tutto il mondo. Quindi, ogni aggressione contro di noi è un'aggressione contro i musulmani e ogni tentativo da parte tua, Obama, di attaccarci, provocherà un bagno di sangue tra la tua gente". 

A quel punto il terrorista mette un lungo coltello alla gola dell'ostaggio, e inizia la carneficina. Nell'immagine successiva si vede il corpo del giornalista riverso per terra, nel sangue, e la sua testa mozzata sulla schiena. 

Ma la campagna del terrore non è finita. Nel filmato si vede anche il giornalista Usa Steven Joel Sotloff, rapito in Siria, e il terrorista che dice: "la vita di questo cittadino Usa, Obama, dipende dalle tue prossime decisioni". 

L’intelligence Usa sta lavorando per determinare l’autenticità del video postato dall’Isis sulla decapitazione di James Foley" ha detto la portavoce del Consiglio per la Sicurezza Nazionale Usa, Caitlin Hayden. Se quelle immagini fossero autentiche "saremmo inorriditi dall’uccisione brutale di un giornalista americano innocente".

Angelo Scarano, Il Giornale, 20 agosto 2014



e completo postato dall'Isis. 
Attenzione: alcune immagini potrebbero urtare la vostra sensibilità.

martedì 12 agosto 2014

STATO ISLAMICO: FARE SESSO CON LE PROPRIE SCHIAVE È CONSENTITO? ECCO LA RISPOSTA.



Sul sito islamqa.info trovate le risposte alle domande più frequenti su quanto il bravo islamico può o non può fare, secondo le regole del Profeta. A darne "autentica" interpretazione, lo studioso Shaykh Muhammad Saalih al-Munajjid, sostenitore dello Stato Islamico dell'Isis. Quello che in nome di Allah perseguita e massacra migliaia di "infedeli" in Iraq. 

Immagino, ad esempio, vi siate chiesti più volte se potete avere rapporti sessuali con le vostre schiave, oltre che con le vostre mogli.

Ebbene, non abbiate più dubbi sulla spinosa questione: Shaykh Muhammad Saalih al-Munajjid, interprete del Profeta, vi dà la risposta. Positiva. Ecco il perché nell'immagine qui sotto.

Nell'Islam i rapporti sessuali con le proprie schiave sono consentiti, secondo il sito Islamqa. Qui la risposta completa.

lunedì 11 agosto 2014

PERSECUZIONI E BARBARIE: NESSUN DORMA!


Immaginate che una sera nelle strade della vostra città facciano irruzione dei rombanti convogli di uomini armati, che con gli altoparlanti avvertono la popolazione di abbandonare la città entro la notte, pena la morte. E che agli annunci si alternino urla e raffiche di mitra, e che sulla vostra porta una mano nemica col gesso tracci un segno che significa: qui abitano dei cristiani.

Immaginate ora una casa con una madre e tanti bambini, e dei vecchi, magari non più in grado di camminare. Che fare? Morire tutti, o abbandonare i vecchi al loro destino? Immaginate cosa sia, lasciare un padre malato per salvare almeno i ragazzi. E come fa una madre con un figlio neonato e altri ancora piccoli a scappare, coi bambini avvinghiati alle gonne? E che significa essere una donna cristiana mentre avanzano le truppe jihadiste, se non diventare una indifesa preda? Fuggire con nulla addosso, o con un fagotto di povere cose; l’angoscia come una tenaglia, la fame che preme, il nulla davanti.

Quel segno d’odio – la "N" araba, di nazareno – avete cominciato a vederlo sulla prima pagina di questo giornale sin dal 17 luglio, quando le milizie qaediste del "califfato" avevano preso a imperversare a Mosul, nell’Iraq del Nord come già facevano nella regione della città martire di Aleppo in Siria. E avete continuato a vederlo nell’indifferenza politica e mediatica di troppi altri. E i drammi si sono moltiplicati. Migliaia e migliaia, dopo la conquista da parte delle milizie dell’Isis di Qaraqosh e dei villaggi della piana di Ninive. Luoghi cristiani da duemila anni, annientati; chiese bruciate, crocifissi divelti, reliquie disperse. E ad altre minoranze religiose non sta toccando sorte migliore. Quest’avanzata evoca memorie di invasioni barbariche per la spietatezza dei vincitori, estranei a ogni codice di onore e di pietà; e per la disperata debolezza dei profughi. Donne, vecchi, bambini rifugiati nelle chiese del Kurdistan iracheno, nelle foto danno la sensazione che il tempo sia ritornato oscuramente indietro, a evi sanguinari e bui.

Quella madre che tiene in braccio un bambino talmente sfinito e pallido, che pare morto; quell’altra che mostra, allucinata, la fotografia di un figlio perduto; una chiesa gremite di profughi, e, nella navata, la carrozzina di un bambino - come l’assurdo residuo di un tempo di pace.
Occorre guardarle bene, quelle immagini, per capire quale tragedia si stia avverando in Iraq. Guardare e immedesimarsi, e quindi com-patire, e quindi soffrire insieme a quella gente; e quindi davvero pregare per loro, come il Papa esorta da giorni a fare, come la Chiesa italiana già fa e di nuovo farà coralmente il 15 agosto. È strano, ma a volte le parole non bastano, come se oltre a una certa misura di orrore non ce ne fossero, di pesanti abbastanza. E invece i particolari di una foto gli occhi di un vecchio, le scarpe sfatte di un profugo, il sonno stremato di chi non ce la fa più a fuggire toccano appunto le segrete corde della immedesimazione, e quindi della partecipazione emotiva e, per chi crede, della più autentica preghiera.

A oggi, veramente, non pare che l’Europa si sia troppo esercitata in questa compassione e solidarietà. «Distratta e indifferente, cieca e muta», l’ha definita l’appello del cardinale Bagnasco. I tg dei Paesi dell’Unione mostrano l’affanno dei deportati, e noi spesso si sta a guardare con una sorta di impigrita indifferenza o impotenza. Come se fossero storie di un altro mondo, e invece il nostro, a quel mondo, fosse del tutto estraneo. Come se l’Europa fosse cinta da mura invalicabili da questo rigurgito di barbarie. Il fondamentalismo islamico si allarga come una lebbra, e gli europei non ne sembrano turbati. Forse perché è una identità, quella religiosa, da molti avvertita lontana? Ma almeno si dovrebbe ricordare che il cristianesimo è il fondamento su cui è cresciuto e si è consolidato un tesoro di grandi valori e di autentici diritti umani che dovrebbe essere patrimonio della nostra civiltà. Si dovrebbe capire che libertà di coscienza, inviolabilità della persona, difesa dei deboli, colonne portanti del "nostro" mondo, sono annientate insieme ai cristiani nei luoghi in cui il jihadismo si allarga.

Un modo, quello dell’ annientamento in Iraq, che fa venire in mente il Necaev de "I demoni" di Dostoevskij : «Che non rimanga pietra su pietra». Il cancro jihadista sembra, in realtà, puro nichilismo. L’ombra di un male grande si affaccia sul nostro intorpidito oggi. Quei profughi hanno bisogno, certo, di aiuto materiale, ma anche, e profondamente, della nostra preghiera. Di quella, soprattutto, la più antica, che domanda al Padre di liberarci dal male. Di proteggerci dall’antico nostro oscuro nemico.

Marina Corradi, Avvenire, 11 agosto 2014

domenica 10 agosto 2014

TRIESTE: IL NUOVO CENTRO DESTRA AFFIGGE LA “N” ARABA ALL'INGRESSO DEL PALAZZO COMUNALE.

Francesco Bettio, Paolo Marin, Paolo Rovis, Lucrezia Chermaz, Claudio Grizon, Luisa Pilat.

GESTO DI SOLIDALE PARTECIPAZIONE ALLE SOFFERENZE DEI CRISTIANI PERSEGUITATI DALLE MILIZIE INTEGRALISTE ISLAMICHE.

Trieste, 9 giugno 2014 - Si è svolta oggi a Trieste l'iniziativa del Nuovo Centro Destra nel corso della quale è stata installata sul palazzo comunale di piazza Unità d’Italia una targa con il segno “N”, in carattere arabo. Lo stesso segno che le milizie integraliste islamiche dell’Isis vergano sulle abitazioni dei Cristiani in Iraq prima di farli oggetto di vessazioni, violenze, persecuzioni.

“Abbiamo ritenuto che un’iniziativa visibile, di ideale vicinanza e solidarietà alle popolazioni di fede cristiana perseguitate, debba partire da Trieste, città simbolo di secolare, pacifica convivenza fra popoli, etnie, religioni diverse” – ha dichiarato Paolo Rovis, coordinatore provinciale del Nuovo Centro Destra e capogruppo in Consiglio comunale.

La targa affissa al portone del Comune.
“Quello nei confronti del Cristiani è un massacro che oggi si fa più cruento, ma che si perpetua da anni” – è stato dichiarato ai giornalisti presenti – “trovando, finora, spazi esigui sugli organi di informazione e ancor minori prese di posizione politica, sia in Italia che in Europa. Anche con il gesto di oggi, il Nuovo Centro Destra, movimento di ispirazione popolare, liberale e cristiana, intende affermare che di fronte a quanto sta avvenendo in Iraq, Siria, Sudan e in altre parti del mondo, nessuno in Occidente può più tacere e far finta di nulla. Anche per questo, auspichiamo che gesti simbolici analoghi al nostro si susseguano in molte città italiane”.

I presenti all’iniziativa – oltre a Rovis, Claudio Grizon (capogruppo in Provincia), Francesco Bettio (presidente Settima Circoscrizione), Lucrezia Chermaz (capogruppo Terza Circoscrizione), Luisa Pilat e Paolo Marin – auspicano che la targa “possa permanere almeno fino al 15 agosto, giornata di preghiera per i Cristiani perseguitati, indetta dalla Conferenza Episcopale Italiana”.

E dopo quella data? “La nostra iniziativa venga fatta propria dall'amministrazione comunale di centrosinistra” – ha suggerito Paolo Rovis – “mantenendo la tabella o, meglio ancora, sostituendola con un analogo uno striscione visibile da tutta la piazza. La solidarietà alle popolazioni cristiane oggetto di violenze non ha colori politici, è un doveroso gesto di condanna della barbarie e di difesa della nostra civiltà e dei nostri valori più alti”.

Paolo Rovis intervistato da Laura Buccarella di Telequattro, davanti alla targa appena affissa.
Grazie a Nino Marano per le foto.

giovedì 7 agosto 2014

MEDIO-ORIENTE: SOLIDARIETÀ ALLE VERE VITTIME. TUTTE.



Questo il testo, proposto al Consiglio comunale sotto forma di Mozione, il 21 luglio scorso.
Verrà discusso e votato a settembre.

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Il Consiglio comunale di Trieste,
rileva che sono in atto conflitti armati a carattere regionale e violente azioni oppressive a danno di popolazioni inermi;

ricorda che, per statuto, il Comune di Trieste “promuove la cultura della pace, della collaborazione, della solidarietà sociale”

e pertanto condanna fermamente

la violenta persecuzione delle comunità cristiane nel mondo con particolare riferimento a quelle dell’Iraq, della Siria, della Nigeria, del Sudan e dell’Eritrea a opera di milizie integraliste islamiche;

la costante e annosa azione terroristica di Hamas contro il popolo d’Israele, nonché l’utilizzo di uomini, donne, bambini palestinesi come scudi umani contro le reazioni difensive israeliane, e l’impiego di edifici civili quali scuole e ospedali per l’installazione di postazioni missilistiche offensive rivolte verso Israele;

ed esprime la propria solidarietà

alle popolazioni cristiane oggetto di persecuzioni;
al popolo d’Israele, costante bersaglio degli attacchi terroristici di Hamas;
alla parte di popolo palestinese vittima, a sua volta, della sanguinosa strategia dell’organizzazione politico-paramilitare-terroristica di Hamas. 



Trieste, 21 luglio 2014                                                          Paolo Rovis
                                                                                                 Capogruppo PDL
                                                                                                 Comune di Trieste

domenica 13 luglio 2014

ECCO PERCHÉ PER L'ONU UNA "QUESTIONE TLT" NON ESISTE PIÙ. DA QUASI QUARANT'ANNI.

Immagine del dopoguerra per pubblicizzare il Piano Marshall. Una delle pale raffigura l'alabarda di Trieste, in campo azzurro, durante l'amministrazione del Governo Militare Alleato.

Il 10 novembre 1975, i governi di Italia e Yugoslavia sottoscrivono il "Trattato di Osimo" che sancisce, definitivamente, la linea di confine tra le due Nazioni contermini. L'intesa - seppur duramente contestata dalle nostre parti - fu ratificata dal Parlamento italiano il 14 marzo 1977.

Due mesi dopo, il 27 maggio del 1977, i Rappresentanti permanenti di Italia e Yugoslavia all'ONU, Piero Vinci e Jaksa Petric, scrivono al Segretario Generale delle Nazioni Unite, informandolo che le diversità di vedute sul confine orientale sono state superate e che si è giunti a una soluzione condivisa. I due diplomatici affermano, pertanto, che si possono rimuovere gli argomenti "Nomina del governatore del TLT" e la "Questione del Territorio Libero di Trieste" dall'ordine del giorno del Consiglio di Sicurezza, in quanto di fatto risolti dal Trattato del 1975.

1) Menzione della richiesta di cancellazione dei temi relativi al TLT da parte di Italia e Yugoslavia.

In una nota stampa dello stesso giorno, il Segretario Generale Kurt Waldheim apprezza e attribuisce al Trattato di Osimo una valenza anche "superiore alla definitiva delimitazione di un confine contestato".

Il Consiglio di Sicurezza, in accordo con Waldheim, accoglie quindi la richiesta avanzata da Italia e Yugoslavia e ne dà comunicazione nel corso della 32esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il 19 settembre 1977, che approva.

Un tanto viene riportato agli atti, a pagina 64 del report dell'attività svolta dal 16 giugno 1976 al 15 giugno 1977 da parte del Consiglio di Sicurezza.

2) La cancellazione dall'agenda del Consiglio di Sicurezza dell'ONU dei temi relativi al TLT.

Da allora, ogni Stato membro dell'ONU è a conoscenza della ricomposizione della disputa tra Italia e Yugoslavia e considera quindi, fin dal lontano 19 settembre 1977, definitivamente cancellate e chiuse le questioni relative al Territorio Libero di Trieste e alla nomina del suo Governatore. 


L'immagine 1) è tratta dal testo (ultima pagina) a questo link.
L'immagine 2) è tratta dal testo (pagina 64) a questo link.

venerdì 4 luglio 2014

TRIESTE, LINEE BUS STRAVOLTE E SFRATTATE DA VIA MAZZINI: ECCO TUTTI I POSSIBILI DISAGI.

La 21 si salva dalla rivoluzione del week-end.
Signori, si chiude. Autobus e taxi vengono sfrattati da via Mazzini, arteria nevralgica del centro di Trieste riservata al trasporto pubblico, per volontà della Giunta comunale di centrosinistra. Al momento, la preclusione opera sabato, domenica e festivi. E limitatamente al periodo estivo. Ma probabilmente non basterà a evitare disagi, pesantissimi e inutili, a tanti Triestini. Li hanno chiamati "PDays". E anche le iniziali del nome scelto non promettono nulla di buono.

Diciamolo subito: contrariamente a quanto inopinatamente scrive il Comune sul suo sito, questa NON è una sperimentazione - né, tantomeno, un "completamento" - del nuovo Piano del Traffico. È una decisione estemporanea esclusiva della Giunta comunale, al di fuori del Piano del Traffico approvato dalla stessa maggioranza di centrosinistra. Il quale prevede sì la pedonalizzazione di via Mazzini, ma con il contestuale - e comunque contestato - spostamento, a doppio senso di marcia, dei mezzi di trasporto pubblico lungo corso Italia. In questo caso, invece, non si applica tale compensazione: si chiude, si spostano d'imperio ben 10 linee bus e basta. E probabilmente, nonostante siano giornate estive, di minori spostamenti e di scuole chiuse, i disagi non mancheranno.

In anticipo sull'applicazione delle misure annunciate, prendo una posizione netta. A fianco di quanti, da cittadini innocenti, verranno puniti da chi accarezza in questo modo il vezzo di giocare a "Il Piccolo Urbanista".

Esprimo pertanto, già oggi, la mia totale solidarietà:

Ai cittadini che saliranno serenamente sul solito autobus e che si vedranno invece trasportati in luoghi dove non volevano andare e saranno costretti a scendere in vie che non volevano raggiungere.

 Agli autisti della Trieste Trasporti, cui ignari e incolpevoli passeggeri si rivolgeranno ansiosi - speriamo pacatamente, ma non ci scommetterei - non appena il loro bus imboccherà percorsi finora inediti.

 Agli utenti del trasporto pubblico quando scopriranno, sul posto, che la fermata dalla quale sono soliti prendere la 5, la 9, la 10, la 11, la 18, la 19, la 24, la 25, la 30, oppure la A, è stata soppressa. E che la via sulla quale passa l'autobus è un'altra.

 Agli stessi utenti del trasporto pubblico quando vagheranno alla ricerca della via giusta, cercando di localizzare la fermata giusta, da dove poter salire sulla linea giusta.

 Agli automobilisti, centauri e autisti della Trieste Trasporti, costretti a condividere con difficoltà, tutti assieme, una già solitamente complicata via Valdirivo e a impegnare, in misura ancora maggiore, il già trafficatissimo Corso Italia.

 Ai tassisti, costretti a giri lunghi e viziosi, con conseguenti aumento del prezzo della corsa e lamentele dei clienti.

 Ai negozianti, che con la soppressione delle fermate e della percorrenza tradizionale dei bus, perderanno il beneficio del passaggio di persone da queste indotto.

 Ai cittadini con ridotta capacità motoria i quali, scaricati su fermate e vie indesiderate, dovranno sobbarcarsi passeggiate obbligatorie per raggiungere le zone più centrali di Trieste.

 Ai pedoni che dovranno farsi largo sui marciapiedi - già striminziti - occupati da coloro che dovranno attendere il bus a una delle nuove, estemporanee fermate.

 A Triestini e turisti costretti a subire la "sperimentazione" di una larga parte del centro storico tagliata fuori dal trasporto pubblico.

E ancora a chi si troverà bloccato in qualche evitabilissimo ingorgo, a chi abita lungo vie dove il maggior traffico e la minore velocità faranno corrispondere inevitabilmente un maggior inquinamento, a tutte le categorie che per tale decisione subiranno danni e penalizzazioni.

E, infine, solidarietà a tutti i Triestini: il loro, il nostro denaro pubblico avrebbe potuto avere un'infinità di più proficui utilizzi.


La giunta Cosolini promuove così la propria scelta di rivoluzionare la viabilità del centro.

giovedì 3 luglio 2014

TRIESTE, PORTO VECCHIO: SE OTTO CONCESSIONI VI SEMBRAN POCHE...


Abbiamo una certificazione: dopo il ritiro della cordata Portocittà, nessuno ha proposto di acquisire l’intera area del Porto Vecchio di Trieste. Con buona pace dei denigratori del cosiddetto “spezzatino”, come giornalisticamente è stata definita la suddivisione in 22 lotti dell’antico scalo giuliano. 

Se l’Autorità Portuale avesse infatti seguito le indicazioni di Regione, Comune, Provincia, politici ed “esperti” vari – tutti casualmente targati PD -, costruendo un bando secondo il principio “o ti prendi l’intera area oppure niente”, oggi il risultato sarebbe: "niente". Invece siamo a 8. Che, se la matematica non ha anch’essa renzianamente cambiato verso, risulta essere ancora un numero superiore allo zero.

In termine di superficie, quindi, oltre la metà del Porto Vecchio potrebbe venire recuperata e riutilizzata da soggetti che hanno concretamente manifestato l’interesse a farlo. In anni di crisi economica pesantissima, constatare che c’è qualcuno disposto a investire cifre ingenti su un’area per gran parte abbandonata da decenni, dovrebbe far stappare alla città una bottiglia di spumante.

Invece assistiamo al solito teatrino politico dove non importa nulla del risultato: prioritario è crocifiggere chi l’ha ottenuto, usando la banale metafora del bicchiere. “È mezzo vuoto!” si indignano gli inerti spettatori democratici. Nel puerile tentativo di occultare una verità evidente a chiunque: quel bicchiere, desolatamente asciutto da tempo, oggi intravede la possibilità di venire riempito. Per metà. Che è molto, molto più del loro niente.

venerdì 6 giugno 2014

TRIESTE, CASE ATER: VIA LE TASSE, COSÌ ASSEGNAMO 100 NUOVI ALLOGGI SOCIALI E DIAMO LAVORO ALL'EDILIZIA.

Alloggi popolari a Trieste.
La proposta: esentare dal pagamento di IMU e TASI gli alloggi sociali gestiti da ATER e altri enti con le stesse finalità. Impiegare le risorse così disponibili per ristrutturare case fatiscenti. Assegnare ulteriori alloggi alle famiglie triestine meno abbienti.

Questo il succo dell'indirizzo politico contenuto nella mozione - il testo integrale lo trovate qui sotto - per alleviare la pesante carenza di alloggi popolari, a fronte di una domanda purtroppo crescente.

Inoltre, l'assegnazione di nuovi lavori di ristrutturazione per (stimati) 2 milioni di euro, rappresenta una piccola ma significativa boccata d'ossigeno per il comparto dell'edilizia locale in forte crisi. A favore soprattutto delle aziende artigiane di Trieste.

L'iniziativa è stata presentata oggi da Paolo Rovis, capogruppo in Consiglio comunale, Francesco Bettio, presidente Settima Circoscrizione, Lucrezia Chermaz, capogruppo Terza Circoscrizione, Christian Puntaferro, consigliere Quinta Circoscrizione e Barbara Odorico Zuccato, capogruppo Sesta Circoscrizione. Tutti aderenti al Nuovo Centro Destra nei gruppi consiliari del PDL.

La proposta verrà discussa già giovedì prossimo dal Consiglio comunale. Vedremo in quella sede se, dopo tante unanimi parole di comprensione per la crisi sociale ed economica TRIESTINA, si manifesterà la volontà di adottare misure come questa: non certo definitivamente risolutiva, ma concreta.



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MOZIONE CONSILIARE URGENTE


Esenzione IMU e TASI per alloggi ATER, ovvero per gli alloggi regolarmente assegnati dagli enti di edilizia residenziale pubblica, comunque denominati, aventi le stesse finalità degli ATER, del Comune di Trieste.


Il Consiglio comunale di Trieste,

premette che gli alloggi di edilizia popolare sono gestiti da aziende con finalità pubblica, senza scopo di lucro, le quali rivestono un ruolo essenziale nel settore del welfare, cercando di soddisfare l’esigenza crescente di nuove abitazioni da destinare alle fasce meno abbienti della popolazione e perciò operando indispensabili interventi di ristrutturazione e manutenzione degli immobili gestiti;

rileva che le risorse a disposizione di tali aziende risentono negativamente di un’elevata tassazione che grava per circa il 30% sulle entrate da affitti e che l’importo complessivo degli oneri fiscali a carico delle ATER del Friuli Venezia Giulia ammonta a oltre 16 milioni di euro;

rileva altresì che l’importo IMU pagato dall’ATER triestina nel 2013 è stato di circa 1,7 milioni di euro, la metà – a seguito di interventi legislativi del Governo – di quanto corrisposto nel 2012 e prende atto che tale risparmio fiscale ha consentito di attuare un programma di ristrutturazione di alloggi fatiscenti del valore di 2 milioni di euro, consentendo così l’assegnazione di ulteriori 70 unità abitative;

ritiene che, allo scopo di lasciare disponibili quante più risorse possibili per le finalità sociali delle aziende gestrici gli alloggi di edilizia residenziale pubblica, sia opportuno azzerare le imposte IMU e TASI sugli alloggi medesimi, recependo integralmente – per quanto attiene all’IMU – le disposizioni di cui alla L. 47/2013, art. 1, comma 707-3b, riferite agli “alloggi sociali”;

ha accertato che la misura di azzeramento, anche in riferimento alla TASI, è consentita dalla normativa vigente ed è stata già applicata in altri Comuni della Regione Friuli Venezia Giulia e pertanto

il Consiglio comunale di Trieste impegna il Sindaco e la Giunta

a disporre, in fase di redazione del Regolamento IUC (IMU, TARI, TASI), di determinazione delle relative aliquote, del Bilancio 2014 e in tutti gli eventuali altri atti pertinenti:

l’esenzione IMU e TASI per gli alloggi ATER, ovvero per gli alloggi regolarmente assegnati dagli enti di edilizia residenziale pubblica, comunque denominati e aventi le stesse finalità degli ATER, ovvero l’applicazione per gli stessi dell’aliquota dello zero per mille, ovvero soluzioni equivalenti.

Paolo Rovis 
Capogruppo PDL
Nuovo Centro Destra 
Comune di Trieste

Trieste, 5 giugno 2014