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domenica 28 settembre 2014

MULTA CON IL TELELASER: NON È VALIDA SE IL CARTELLO DI AVVISO È FISSO.


MULTA CON IL TELELASER: NON È VALIDA SE IL CARTELLO DI AVVISO È FISSO.
Interessante e giusta sentenza di un giudice di pace a Trieste. La pattuglia deve segnalare l'effettiva presenza con il cartello mobile.

Come è noto, le postazioni di rilevamento della velocità devono essere precedute da un cartello che avvisa l'automobilista della prossimità del controllo. Così sono spuntati, un po' dappertutto, cartelli fissi che annunciano tratti di strada lungo i quali potrebbero stazionare pattuglie munite di telelaser.


Potrebbero stazionare, appunto. Perché non è certo che la pattuglia sia davvero presente. Ma, anche se lo fosse e voi superaste il limite, la multa non sarebbe valida. Lo ha deciso un giudice di pace a Trieste, applicando un principio logico e configurando una forma di eccesso di potere da parte della Pubblica Amministrazione.


La notizia riportata sul quotidiano "Il Piccolo" del 28 settembre 2014.

Infatti, se la postazione è mobile, anche il cartello di avviso dev'essere mobile. Deve, cioè, segnalare la EFFETTIVA presenza della pattuglia, non una semplice possibilità che questo avvenga.

Quindi, come disposto dal Ministero dei Trasporti: a telelaser fisso corrisponde cartello di avviso fisso, a postazione mobile deve venir posizionato cartello MOBILE. E se questo secondo caso non si verifica, la multa va annullata.

Le prescrizioni del Codice della Strada vanno, ovviamente, osservate. E l'automobilista in questione ha, nei fatti, torto perché la violazione c'è stata davvero.

Ma lo scopo dei controlli dev'essere quello di far rispettare i limiti di velocità per motivi di sicurezza, non quello di far cassa tendendo agguati e ingannando l'automobilista.

Quindi: bravo giudice di pace! Un bel richiamo alla Pubblica Amministrazione, che per prima dovrebbe dare il buon esempio di osservanza delle norme. 

Infatti: quale credibilità l'Ente pubblico può pretendere di avere se, per punire chi sgarra, utilizza a sua volta metodi che violano le regole?

mercoledì 17 settembre 2014

ISIS-USA: LA GUERRA DELLA PROPAGANDA. [VIDEO]


Si combatte non solo sul campo la guerra tra Occidente e Stato Islamico. Proliferano gli accounts Twitter, VK, Facebook attraverso i quali le opposte fazioni diffondono slogan, foto, video a proprio sostegno. Anche su questo terreno, ISIS sembra tenere testa agli avversari, con produzioni sofisticate e un "linguaggio" diretto, da film catastrofico: il terrore è fra voi. Rispondono gli USA con tecniche più classiche, documentando in sequenza veloce eccidi e inumane crudeltà.

Qui avete l'esempio dello Stato Islamico.

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E qui la risposta americana.

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Sarebbe una "sfida" comunicativa interessante. Se non fosse che di virtuale non c'è nulla e il sangue che ISIS fa scorrere è tragicamente vero.



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mercoledì 3 settembre 2014

ISIS: IL TERZO MESSAGGIO ALL'AMERICA [VIDEO INTEGRALE]



Giornalisticamente viene definito "secondo" ma in realtà è il terzo videomessaggio - e la terza decapitazione - che ISIS diffonde. Prima di questo, è stata la volta di James Foley e di un combattente pashmerga. Quest'ultimo, postato in rete lo scorso 29 agosto, ha avuto poca risonanza mediatica probabilmente perché la vittima non era americana...


Nel video che potete vedere qui sotto in versione originale e integrale, a venire giustiziato dal boia è l'americano-israeliano Steven Sotloff. Ma ISIS pare non volersi fermare qui. Come da triste consuetudine, gli estremisti criminali dello Stato Islamico esibiscono già la prossima vittima. Si tratta di David Cawthorne Haines, di nazionalità inglese.

Qui il video completo e integrale. 
Alcune immagini posso urtare la vostra sensibilità.

venerdì 29 agosto 2014

REGIONE FVG ABOLISCE BONUS BEBÈ. A TRIESTE LA SINISTRA BOCCIA L'EMENDAMENTO PER RIPRISTINARLO.

L'emendamento al Bilancio presentato e bocciato nonostante i pareri tecnici positivi.

LA REGIONE ABOLISCE IL BONUS BEBÈ. A TRIESTE LA SINISTRA BOCCIA UN EMENDAMENTO PER RIPRISTINARLO.

Oltre un mese fa, quando la notizia che la Regione avrebbe abolito il "Bonus Bebè" era nota ma non ancora "vissuta" sulla pelle dei cittadini, provai a ripristinare l'utile beneficio per le neo-mamme, almeno nel Comune di Trieste.

Qui sopra potete leggere l'emendamento originale al Bilancio 2014. I pareri di regolarità e contabile furono favorevoli. Significa che si poteva fare e che i soldi c'erano ed erano disponibili.

L'emendamento venne bocciato con i voti contrari di PD, SEL, FdS, IdV, Liste Civiche di sinistra. Così ora nessun bonus spetta più alle mamme triestine.

Qualche giorno fa, a fronte della protesta di alcuni genitori, il quotidiano Il Piccolo ha chiesto lumi all'assessore Famulari (PD), della giunta Cosolini. Ecco la risposta.

"Alcune mamme si chiedono come mai il Comune, a fronte di questo cambiamento, non abbia reperito risorse proprie, da destinare alle famiglie. «Anche il nostro bilancio, per altro appena approvato, non è stato facile – puntualizza l'assessore – per ora non è previsto alcun provvedimento in materia."

#ISIS: IL SECONDO MESSAGGIO ALL'AMERICA (VIDEO INTEGRALE)

Il nuovo video diffuso dall'Isis.

Un altro video di alta qualità, girato con tecniche professionali. L'esibizione di prigionieri - militari e Peshmerga - e la decapitazione di uno di questi in "diretta", davanti alla moschea di Rahman a Mosul. Lo stesso orrore dell'esecuzione di James Foley, in un messaggio rivolto al presidente del Kurdistan iracheno Mas'ud Barzani e allo stesso Barack Obama.

ISIS continua la sua guerra sanguinaria, sul terreno e sui media.


Qui sotto il video completo e integrale. 
Alcune immagini posso urtare la vostra sensibilità.

mercoledì 20 agosto 2014

"MESSAGGIO ALL'AMERICA": ISIS DECAPITA UN GIORNALISTA STATUNITENSE. [VIDEO]


La barbarie degli jihadisti non conosce limiti e la guerra con gli Stati Uniti è totale. Lo Stato islamico in Iraq e nel Levante (Isis) ha annunciato di aver decapitato un giornalista statunitense scomparso in Siria oltre un anno fa, James Foley, e ha postato su internet un video, dal titolo "messaggio all'America", in cui apparentemente se ne vede la decapitazione.

Foley, un freelance che ha realizzato molti reportage per l'Afp e numerosi altri media, era stato rapito nel nord-ovest della Siria il 22 novembre 2012.

Un video e una minaccia, una sfida rivolta direttamente al presidente Obama.

Nelle immagini si vede Foley in ginocchio con una tuta arancione con alle spalle un uomo vestito di nero. Poi si vede il giornalista che parla contro la guerra in Iraq e "la recente campagna aerea". 

E ancora, il terrorista che in inglese dice: "questo è James Foley, un cittadino americano... i vostri attacchi hanno causato perdite e morte tra i musulmani... non combattete più contro una rivolta, noi siamo uno stato, che è stato accettato da un gran numero di musulmani in tutto il mondo. Quindi, ogni aggressione contro di noi è un'aggressione contro i musulmani e ogni tentativo da parte tua, Obama, di attaccarci, provocherà un bagno di sangue tra la tua gente". 

A quel punto il terrorista mette un lungo coltello alla gola dell'ostaggio, e inizia la carneficina. Nell'immagine successiva si vede il corpo del giornalista riverso per terra, nel sangue, e la sua testa mozzata sulla schiena. 

Ma la campagna del terrore non è finita. Nel filmato si vede anche il giornalista Usa Steven Joel Sotloff, rapito in Siria, e il terrorista che dice: "la vita di questo cittadino Usa, Obama, dipende dalle tue prossime decisioni". 

L’intelligence Usa sta lavorando per determinare l’autenticità del video postato dall’Isis sulla decapitazione di James Foley" ha detto la portavoce del Consiglio per la Sicurezza Nazionale Usa, Caitlin Hayden. Se quelle immagini fossero autentiche "saremmo inorriditi dall’uccisione brutale di un giornalista americano innocente".

Angelo Scarano, Il Giornale, 20 agosto 2014



e completo postato dall'Isis. 
Attenzione: alcune immagini potrebbero urtare la vostra sensibilità.

martedì 12 agosto 2014

STATO ISLAMICO: FARE SESSO CON LE PROPRIE SCHIAVE È CONSENTITO? ECCO LA RISPOSTA.



Sul sito islamqa.info trovate le risposte alle domande più frequenti su quanto il bravo islamico può o non può fare, secondo le regole del Profeta. A darne "autentica" interpretazione, lo studioso Shaykh Muhammad Saalih al-Munajjid, sostenitore dello Stato Islamico dell'Isis. Quello che in nome di Allah perseguita e massacra migliaia di "infedeli" in Iraq. 

Immagino, ad esempio, vi siate chiesti più volte se potete avere rapporti sessuali con le vostre schiave, oltre che con le vostre mogli.

Ebbene, non abbiate più dubbi sulla spinosa questione: Shaykh Muhammad Saalih al-Munajjid, interprete del Profeta, vi dà la risposta. Positiva. Ecco il perché nell'immagine qui sotto.

Nell'Islam i rapporti sessuali con le proprie schiave sono consentiti, secondo il sito Islamqa. Qui la risposta completa.

lunedì 11 agosto 2014

PERSECUZIONI E BARBARIE: NESSUN DORMA!


Immaginate che una sera nelle strade della vostra città facciano irruzione dei rombanti convogli di uomini armati, che con gli altoparlanti avvertono la popolazione di abbandonare la città entro la notte, pena la morte. E che agli annunci si alternino urla e raffiche di mitra, e che sulla vostra porta una mano nemica col gesso tracci un segno che significa: qui abitano dei cristiani.

Immaginate ora una casa con una madre e tanti bambini, e dei vecchi, magari non più in grado di camminare. Che fare? Morire tutti, o abbandonare i vecchi al loro destino? Immaginate cosa sia, lasciare un padre malato per salvare almeno i ragazzi. E come fa una madre con un figlio neonato e altri ancora piccoli a scappare, coi bambini avvinghiati alle gonne? E che significa essere una donna cristiana mentre avanzano le truppe jihadiste, se non diventare una indifesa preda? Fuggire con nulla addosso, o con un fagotto di povere cose; l’angoscia come una tenaglia, la fame che preme, il nulla davanti.

Quel segno d’odio – la "N" araba, di nazareno – avete cominciato a vederlo sulla prima pagina di questo giornale sin dal 17 luglio, quando le milizie qaediste del "califfato" avevano preso a imperversare a Mosul, nell’Iraq del Nord come già facevano nella regione della città martire di Aleppo in Siria. E avete continuato a vederlo nell’indifferenza politica e mediatica di troppi altri. E i drammi si sono moltiplicati. Migliaia e migliaia, dopo la conquista da parte delle milizie dell’Isis di Qaraqosh e dei villaggi della piana di Ninive. Luoghi cristiani da duemila anni, annientati; chiese bruciate, crocifissi divelti, reliquie disperse. E ad altre minoranze religiose non sta toccando sorte migliore. Quest’avanzata evoca memorie di invasioni barbariche per la spietatezza dei vincitori, estranei a ogni codice di onore e di pietà; e per la disperata debolezza dei profughi. Donne, vecchi, bambini rifugiati nelle chiese del Kurdistan iracheno, nelle foto danno la sensazione che il tempo sia ritornato oscuramente indietro, a evi sanguinari e bui.

Quella madre che tiene in braccio un bambino talmente sfinito e pallido, che pare morto; quell’altra che mostra, allucinata, la fotografia di un figlio perduto; una chiesa gremite di profughi, e, nella navata, la carrozzina di un bambino - come l’assurdo residuo di un tempo di pace.
Occorre guardarle bene, quelle immagini, per capire quale tragedia si stia avverando in Iraq. Guardare e immedesimarsi, e quindi com-patire, e quindi soffrire insieme a quella gente; e quindi davvero pregare per loro, come il Papa esorta da giorni a fare, come la Chiesa italiana già fa e di nuovo farà coralmente il 15 agosto. È strano, ma a volte le parole non bastano, come se oltre a una certa misura di orrore non ce ne fossero, di pesanti abbastanza. E invece i particolari di una foto gli occhi di un vecchio, le scarpe sfatte di un profugo, il sonno stremato di chi non ce la fa più a fuggire toccano appunto le segrete corde della immedesimazione, e quindi della partecipazione emotiva e, per chi crede, della più autentica preghiera.

A oggi, veramente, non pare che l’Europa si sia troppo esercitata in questa compassione e solidarietà. «Distratta e indifferente, cieca e muta», l’ha definita l’appello del cardinale Bagnasco. I tg dei Paesi dell’Unione mostrano l’affanno dei deportati, e noi spesso si sta a guardare con una sorta di impigrita indifferenza o impotenza. Come se fossero storie di un altro mondo, e invece il nostro, a quel mondo, fosse del tutto estraneo. Come se l’Europa fosse cinta da mura invalicabili da questo rigurgito di barbarie. Il fondamentalismo islamico si allarga come una lebbra, e gli europei non ne sembrano turbati. Forse perché è una identità, quella religiosa, da molti avvertita lontana? Ma almeno si dovrebbe ricordare che il cristianesimo è il fondamento su cui è cresciuto e si è consolidato un tesoro di grandi valori e di autentici diritti umani che dovrebbe essere patrimonio della nostra civiltà. Si dovrebbe capire che libertà di coscienza, inviolabilità della persona, difesa dei deboli, colonne portanti del "nostro" mondo, sono annientate insieme ai cristiani nei luoghi in cui il jihadismo si allarga.

Un modo, quello dell’ annientamento in Iraq, che fa venire in mente il Necaev de "I demoni" di Dostoevskij : «Che non rimanga pietra su pietra». Il cancro jihadista sembra, in realtà, puro nichilismo. L’ombra di un male grande si affaccia sul nostro intorpidito oggi. Quei profughi hanno bisogno, certo, di aiuto materiale, ma anche, e profondamente, della nostra preghiera. Di quella, soprattutto, la più antica, che domanda al Padre di liberarci dal male. Di proteggerci dall’antico nostro oscuro nemico.

Marina Corradi, Avvenire, 11 agosto 2014

domenica 10 agosto 2014

TRIESTE: IL NUOVO CENTRO DESTRA AFFIGGE LA “N” ARABA ALL'INGRESSO DEL PALAZZO COMUNALE.

Francesco Bettio, Paolo Marin, Paolo Rovis, Lucrezia Chermaz, Claudio Grizon, Luisa Pilat.

GESTO DI SOLIDALE PARTECIPAZIONE ALLE SOFFERENZE DEI CRISTIANI PERSEGUITATI DALLE MILIZIE INTEGRALISTE ISLAMICHE.

Trieste, 9 giugno 2014 - Si è svolta oggi a Trieste l'iniziativa del Nuovo Centro Destra nel corso della quale è stata installata sul palazzo comunale di piazza Unità d’Italia una targa con il segno “N”, in carattere arabo. Lo stesso segno che le milizie integraliste islamiche dell’Isis vergano sulle abitazioni dei Cristiani in Iraq prima di farli oggetto di vessazioni, violenze, persecuzioni.

“Abbiamo ritenuto che un’iniziativa visibile, di ideale vicinanza e solidarietà alle popolazioni di fede cristiana perseguitate, debba partire da Trieste, città simbolo di secolare, pacifica convivenza fra popoli, etnie, religioni diverse” – ha dichiarato Paolo Rovis, coordinatore provinciale del Nuovo Centro Destra e capogruppo in Consiglio comunale.

La targa affissa al portone del Comune.
“Quello nei confronti del Cristiani è un massacro che oggi si fa più cruento, ma che si perpetua da anni” – è stato dichiarato ai giornalisti presenti – “trovando, finora, spazi esigui sugli organi di informazione e ancor minori prese di posizione politica, sia in Italia che in Europa. Anche con il gesto di oggi, il Nuovo Centro Destra, movimento di ispirazione popolare, liberale e cristiana, intende affermare che di fronte a quanto sta avvenendo in Iraq, Siria, Sudan e in altre parti del mondo, nessuno in Occidente può più tacere e far finta di nulla. Anche per questo, auspichiamo che gesti simbolici analoghi al nostro si susseguano in molte città italiane”.

I presenti all’iniziativa – oltre a Rovis, Claudio Grizon (capogruppo in Provincia), Francesco Bettio (presidente Settima Circoscrizione), Lucrezia Chermaz (capogruppo Terza Circoscrizione), Luisa Pilat e Paolo Marin – auspicano che la targa “possa permanere almeno fino al 15 agosto, giornata di preghiera per i Cristiani perseguitati, indetta dalla Conferenza Episcopale Italiana”.

E dopo quella data? “La nostra iniziativa venga fatta propria dall'amministrazione comunale di centrosinistra” – ha suggerito Paolo Rovis – “mantenendo la tabella o, meglio ancora, sostituendola con un analogo uno striscione visibile da tutta la piazza. La solidarietà alle popolazioni cristiane oggetto di violenze non ha colori politici, è un doveroso gesto di condanna della barbarie e di difesa della nostra civiltà e dei nostri valori più alti”.

Paolo Rovis intervistato da Laura Buccarella di Telequattro, davanti alla targa appena affissa.
Grazie a Nino Marano per le foto.